tra le ombre i tuoi passi


Settembre 2016.
Al TG delle 13:00 annunciano il ritrovamento del corpo di una donna, nella tavernetta della sua casa, dicono si sia uccisa con un foulard. Ogni parola mi attraversa.
La memoria del mio trauma risponde, mi avvolge come un laccio insopportabile, quando mi chiedevo “come ne esco?”.
Quante volte se lo sarà chiesto lei?
Passano giorni e io spenta, muta, in eclissi, altrove.
Mi fa male sapere di lei che non ce l’ha fatta. Non conosco la sua storia.
Aspetto i TG successivi, non ne parlano più. Silenziata.
E lei morta.

Una voragine nera.

Cerco sue notizie su internet, quello che le hanno fatto è smisurato.
Risale l’odio e il pianto. Le hanno fatto cose tremendamente più gravi di quelle che ho vissuto io.

Con un Paese al suo fianco ce l’avrebbe fatta, con una schiera di persone attorno, davvero interessate a lei, si sarebbe sentita più forte.
Un gioco di altri, tantissimi. Ma come si può? E nessuno si è autodenunciato per aiutare le indagini.
Una sola contro venti uomini, decine di migliaia (anche donne), e poi milioni.
Ogni offesa possibile le è stata inferta, innumerevoli volte, anche dopo il suo funerale.

Questa vicenda a me dice molto di cosa sia l’Italia oggi.
Un Paese di solitudini.
Il costume sociale intrecciato alla criminalità, il romanticismo di coppia usato per sottomettere. Il sesso arma per uccidere, la pornografia consumo e abitudine, anche meglio quella senza consenso. Si fanno bei soldi con la stupidità degli acquirenti, si vendono gadgets di una esperienza collettiva macabra.
Chi ha mosso i fili? Non sarebbe così difficile trovarli, ma il sistema si sa, è macchinoso e maschio.
Nei gruppi di femministe si usa canzonare l’interlocutore con il bravah! O sempre con l’H finale.

Abbiamo il preciso ritratto degli autori e dei seguaci di tutto questo, anche se si nascondono.

Tiziana, 
immagino di sentire i tuoi passi 
   nelle strade invernali che si riempiono di nebbia
   nei viottoli estivi che strabordano di fiori e di sole 
   attraverso le luci prima e dopo Natale 
   sostare nell'incanto di un paesaggio di mare e riprendere piano
e andare dove desiderano andare. 
Qui ci sono solo le voci sguaiate
della disperazione e del nichilismo 
che prendono in ostaggio corpi caldi di vita 
e li torturano, fino a ucciderli.
Qui ci sono solo silenzi e finzione, 
male intenzionati che si nascondono 
nelle nostre vite, dietro l'angolo.
Tiziana, vittima di femminicidio, come dice tua madre, 
vittima di omicidio di massa, di gogna mediatica e 
nessuno si fa avanti per restituire un briciolo di verità.
In tanti sanno, loro sono ombre 
e io voglio immaginare i tuoi passi, che non conosco,
per sentirmi meno sola e un po' più serena
faccio finta che ci sei ancora. 
Lo so, non si campa sulle suggestioni, ma credo mi si possa ben perdonare
per questo piccolo arteficio a fin di bene.