Argentina, ottobre 2016

 

a L.P.
alle esistenze stuprate
assassinate

 

LP16

 

Peggiore di quanto riesca a immaginare.
Innumerevoli idee cieche, miliardi di azioni perverse, un reticolato che si ingrossa come un buco nero della Storia.
Un posto fetido, Patria che accoglie chi supera sé stesso in malvagità: strappare una femmina via dal bollente spirito del presente, dove tutto è possibile, dov’è la Vita, dove sono tutti, dove può ancora esserci una svolta. Ferire, dimenticare ogni appartenenza.
Sembra lontano, “no qui no”. Sembra di altri, “no non lo fa nessuno”, “sono le femministe a inventare certe storie”.
Prendere una donna a caso, attaccarla per principio, perché femmina, solo per questo, non ha devastato di botte e tagli a sua volta qualcuno, per prima.
Solo o in gruppo, attaccarla, una che non ha fatto niente per meritare tutto questo odio che vi portate dentro.
“No, sono fantasie femministe”, straziare un corpo caldo, bloccarlo, trasformarlo in carne tesa come il ferro infilandoci violenza. Spingere una donna nella zona ripugnante, mai richiesta anzi sempre temuta, non vuole, è inutile che inventiate “era una drogata, lo voleva”, il suo “no” lo conoscevate prima che lo pronunciasse, non voleva, ma per voi tutto si prende, per voi è già deciso, “c’è più gusto se non vuole”.
Quanto avete faticato a trascinarla nella morte? Quanto avete sudato per toglierle tutto?
Avete esercitato il vostro potere, avete messo una croce su quel capo, questo avete ottenuto. Vi piace? A voi piace?
Noi altre abbiamo saputo dai medici dai tribunali e dai giornali che non avete pagato.
L.P. è nei nostri passi, nelle nostre agende, ci lega un destino comune che distribuisce male ma da’ qualcosa a tutte. Non perdoniamo chi ce l’ha tolta, non vi perdoniamo.