brevi mie, novembre 2019

Da quando ho inserito il mio testo online mi hanno scritto diverse persone per dimostrarmi il loro sostegno, a volte facendo accenno ai propri vissuti, anche se estranee tra di noi lo scambio è stato intenso, in una sola mail il saluto, il riconoscersi e farsi forza (quante “s”!).
Ho scritto a redazioni e gruppi culturali per segnalare l’esistenza di questa mia breve testimonianza. Mi hanno contattata alcune giornaliste, due di queste lavorano in emittenti televisive nazionali. Una mi ha chiesto un appuntamento telefonico tre volte e non ne ha rispettato uno. L’altra non si è fatta più sentire dopo che le ho proposto le mie condizioni per una intervista: per esempio non l’avrei raggiunta a Milano, preferivo sbrigare la cosa per telefono o via mail, avevo chiesto di conoscere le sue domande in anticipo e di attenerci alle stesse durante l’intervista, di norma è così che andrebbe fatto.
Niente, sparite entrambe.

Cos’altro mi è successo?
Che una giornalista, una donna appassionata di poesia e un’altra di critica femminista abbiano dato spazio alla mia vicenda, qui di seguito i link
https://www.letteradonna.it/it/articoli/conversazioni/2018/09/17/revenge-porn/26589/
https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2018/12/04/per-una-legge-contro-il-porn-revenge-leraffall/
https://radicalmentelibera.wordpress.com/2019/04/17/revenge-porn-essere-chi-vogliamo/

 

Una donna che mi conosce di persona e alla quale avevo fatto accenno del libro ha creduto male di poterne parlare con un suo amico uomo, perché lei si fida di lui, così mi ha detto. Non solo gli ha parlato della mia storia, ha svelato la mia identità. Questo dimostra quanto lei non abbia compreso la radice della mia sofferenza. Le ho comunicato il mio sconcerto, insisteva con “tanto lui è una persona intelligente, che paura hai?”, cercava di calmarmi, questo mi indispettiva ancora di più.
Ho incassato anche questo, adesso ho una idea più precisa di quanto ci capiamo io e questa donna.

 

Mi piacerebbe inserire in questo sito altre mie riflessioni ma proprio non trovo il tempo.

Essere coinvolte nella scorrettezza del revenge porn, il dilemma se affidarsi o no ai funzionari del diritto, il ricovero in psichiatria, tutto questo è stato devastante.
Questa esperienza persiste in maniera sfumata nel mio sguardo, vado a rinforzarla e ad ammorbidirla a seconda delle relazioni che vivo. Non voglio che scompaia, non sarebbe possibile (!) comunque non vorrei, è una parte di ciò che sono, è per me risorsa di interrogativi attraverso i quali indirizzare la mia identità, attuale e futura.
Non è facile per nessuno e cerco di ricordarlo sempre. Non ho avuto una vita più triste degli altri. L’universo interiore di noi tutti è fittissimo di logiche, è un continuo divenire e apprendere, e ammetto che oggi è questo che mi appassiona, sentirmi vivere.
Quindi penso a me, proseguo, uno sguardo dentro e uno fuori, sosto o scappo, indago o lascio stare, e ricomincio.

Che dirvi? Sto bene, vi saluto caramente.

Leraffall